LA CRITICA

Luigi Guicciardini, Ritmo, 2004.

 

Piano e canto: un ritorno all'antico, l'età del blues quando le stelle del jazz, di fronte a Sua Maestà il blues, osavano presentarsi umilmente, in una specie di nudità musicale vestita della sola forza del pathos, accompagnate, ma con parsimonia, o da un piano o da una tromba, magari grandissimi. Cinzia Eramo riprende questa forma di espressione, rischiosissima in un contesto quasi del tutto improvvisato, dove sbagliare è come rasentare una tomba aperta, se non ci sia pronto un appoggio dietro il paravento di un gruppo. Per quasi tutto il disco, tuttavia, siamo quasi ben lontani dal clima, nero come il carbone, di quei lontani esempi, benché la Eramo abbia avuto il coraggio di cimentarsi in ben dieci classici, che possiamo pur chiamare standard (dato che standard significa anche classico) ma senza puzza sotto il naso. Il banco di prova è questo: si tratta di vedere che cosa l'artista sia in grado di trarne fuori. Ebbene, la Eramo e il Lenoci, che con il suo tocco incisivo la spinge e la frena con mirabile tempestività, hanno fatto sbocciare un lavoro di esemplare equilibrio in forme e colori. Certo, la ragazza ha una voce lucente e calda, con un'intonazione eccezionale anche nelle difficili note tenute, filate e smorzate, oppure sminuzzate in un cinguettio degno dell'indimenticabile Cathy Berberian, sull'orlo del recitativo, pur con qualche compiacimento nella bravura, che col tempo speriamo venga limato fino alla traspaarenza. Ma poi, quando arriva Nobody Knows You When You're Down And Out, di Ida Cox, uno dei blues più belli della storia (e dice tremende verità), cantato così, come una Bessie Smith più giovane e flessuosamente femminile, allora gridiamo eureka! qui c'è una cantante vera.