LA CRITICA
Ugo Sbisà, La Gazzetta del Mezzogiorno, 24 luglio 2003.
Eramo alla prova del blues:
"Il mio messaggio si muove fra logica e intuizione, tra notazione e improvvisazione, tra la realizzazione compiuta di un brano e il suo continuo evolversi creativo". E' una dichiarazione di programma impegnativa quella della vocalist gioiese Cinzia Eramo. Giovane talento del canto jazz, reduce da un intenso tirocinio milanese che l'ha vista impegnata al fianco di Giorgio Gaslini, la Eramo debutta adesso discograficamente con Spontaneous Conversation, primo album a suo nome - edito dalla Splasc(h) di Peppo Spagnoli - nel quale dialoga con il pianoforte di Gianni Lenoci. E, cosa da non sottovalutare assolutamente, è proprio Giorgio Gaslini a siglare le note di copertina sottolineando come ritenga la Eramo "una delle voci più dotate ed interessanti della nuova leva italiana degli Anni 2000" e aggiungendo che i brani inseriti nel cd sono impregnati "di tradizione di ricerca futuribile tutta europea e più ancora italiana, tutta mediterranea".
Ascoltando attentamente la Eramo, non è difficile cogliere i legami con una tradizione che esalta la purezza della melodia, senza rinunciare ad ammantarla di chiaroscuri introspettivi, ad arricchirla di impennate creative tese a dilatare i canoni tradizionali della forma canzone. Un tipo di procedura che, in questo caso, risulta decisamente agevolata dalla presenza di Gianni Lenoci, pianista sicuro ed affidabile, profondo conoscitore dei segreti dell'armonia, ma al contempo sperimentatore il cui acume intellettual e la cui curiosità costituiscono i migliori complementi per chi - in questo caso la Eramo - partendo dalla tradizione desideri azzardare delle sortite "senza rete". In questo caso, fra gli undici brani che costituiscono la scaletta del disco, è indubbiamente significativo My Favourite Things, il tema di Rodgers & Hammerstein che una storica interpretazione di Coltrane aveva quasi messo off limits per chiunque. La Eramo e Lenoci (che lo propongono in due takes diversi) partono dalla semplice, elegante esposizione, per subito dopo muoversi in un dedalo di sperimentazioni decisamente intriganti.
Più in generale, nello scegliere i temi del disco, la Eramo si è mossa abilmente tra ballad come la celebre Soul Eyes di Mal Waldron, Slow Hot Wind di Henry Mancini o The Island del brasiliano Ivan Lins che esaltano i toni caldi della sua voce espressiva e brani invece dal maggiore impegno interpretativo. E' il caso ad sempio del parkeriano Confirmation, il cui tema bizzarro e la cui metrica la impegnano in un non difficile esercizio di dizione e di intonazione, prima che di improvvisazione. Ma la prova migliore in questo ambito ci viene di monkiani Well You Needn't che ben presto si trasforma in un labirintico scioglilingua melodico ed armonico e da Rhythm-a-ning che è invece una solitaria e gustosa galoppata vocale.
Da un repertorio non propriamente jazzistico provengono invece Overjoyed di Stevie Wonder e Both Sides Now di Joni Mitchell, due ballate estremamente ispirate nelle quali la Eramo non manca comunque di sfoggiare una tecnica e un'inventiva che, per molti versi, potrebbero ricordare Maria Pia De Vito, ormai giustamente considerata una capscuola del nuovo canto jazz in Italia.
E, ovviamente, non poteva mancare la prova del blues che per una cantante che si rispetti, rappresenta da sempre l'impegno più duro, quasi una prova del nove. La Eramo ha scelto per l'occasione Nobody Knows You When You'r Down And Out di Ida Cox, raggiungendo dei risultati più che soddisfacenti in quella sapiente combinazione di tradizione e di ricerca rimarcata dallo stesso Gaslini.
Un'opera prima che promette bene allora e lascia ben sperare per il futuro musicale della Eramo, artista di talento che al già duro mestiere del jazz deve aggiungere l'aggravante di aver scelto la voce come strumento.