LA CRITICA

Marco Losavio, www.jazzitalia.net, luglio 2003.

 

E' un piacere personale ascoltare questa opera prima di Cinzia Eramo. Avendo avuto la possibilità di seguirne da vicino la sua crescita artistica, posso testimoniare innanzitutto l'assoluta serietà con cui ha sempre affrontato il canto unendo alla dedizione di uno studio rigoroso della tecnica anche tanta passione. In questo CD mi ha subito colpito la scelta dei brani che rispecchiano la visione che Cinzia ha della musica, senza limiti e confini, con al primo posto la carica emotiva che ogni istante di musica deve poter infondere in chi lo produce e in chi l'ascolta.

Il primo brano, Slow Hot Wind di Henry Mancini, celebre l'interpretazione della grande Sassy, mette subito in evidenza l'ossatura attorno alla quale il duo si muoverà per il resto del disco: gran rispetto delle melodie esposte in alcuni casi addirittura con "rigore", per poi dare sfogo ad un livello improvvisativo molto spontaneo in cui entrambi i musicisti cercheranno di rincorrersi individuando dei percorsi comuni, delle spontanee conversazioni. Dicevamo di gran rigore ed il secondo brano Confirmation ne è la prova. Pronunciare molto bene il difficile testo di Sheila Jordan, con una scansione sillabale ritmicamente molto valida, su un brano del genere, è già di per se una bella prova di rigore. L'improvvisazione che ne segue è poi effettuata secondo lo stilema del miglior scat vocale. Gianni Lenoci, con un inizio vagamente Jarrettiano, riesce a rimanere essenziale ma saldamente ancorato alla struttura in modo da fornire alla voce un supporto eccellente.

Un ottimo controllo della dinamica è evidente nella splendida Soul Eyes di Mal Waldron. Memorabile nelle versioni di Coltrane e Urbani, Cinzia Eramo ne scrive il testo e interpreta la melodia con classe. Grazie ancora al supporto di Lenoci riescono poi a dilatare leggermente l'armonia sul finale in modo da giungere originalmente al termine.

Segue My Favourite Things. Dopo la versione di Coltrane si è capito che su questo "valzerino" si può andare oltre. Cinzia Eramo e Gianni Lenoci lo sanno e impostano il brano su uno schema atto a fornire ad entrambi l'opportunità di immergersi in uno spazio senza gravità. C'è inizialmente una ricerca di "possessione" della melodia fino a librarsi in questo spazio ottenendo una pregevole escursione free in cui emergono tecnicismi finalizzati ad una espressività interiore.

La bellezza del tema di The Island di Ivan Lins viene gradevolmente trasmessa dalla voce di Cinzia Eramo che la espone in modo impeccabile. Dopo un bel solo di Lenoci e la ripresa del tema entrambi si avviano verso una improvvisazione dal climax indiano con Lenoci che utilizza direttamente le corde del piano per ottenere un suono quasi simile al sitar e sboccia così, in modo velato e spontaneo, il tema di Vashkar di Carla Bley.
Omaggiare Monk non è semplice per nessuno e Cinzia Eramo lo fa attraverso due composizioni meravigliose: Well You Needn'tRhythm-a-ning. La prima si avvia in modo canonico con un anima bop per poi terminare scomponendosi sempre più verso il finale quasi lasciandola frenare al termine della sua naturale inerzia, mentre la seconda è eseguita solo dalla voce. Su Rhythm-a-ning Cinzia Eramo, solitaria, mostra un controllo ritmico valido e delle idee improvvisative molto interessanti. Ancora una volta si evince l'uso dello strumento vocale che riesce ad andare oltre il "semplice" cantare.

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