LA CRITICA

Angelo Leonardi, www.allaboutjazz.com, agosto 2004.

 

Di recente il pubblico del jazz (e dintorni) accoglie con favore le giovani cantanti, soprattutto se di gradevole aspetto, come dimostrano i successi di Diana Krall, Norah Jones, Rebekka Bakken eccetera.

Anche se sul versante del fascino non avrebbe nulla da invidiare a queste vocalist le scelte espressive di Cinzia Eramo la collocano su un piano molto diverso e forse non è casuale che Spontaneous Conversation - uscito sul mercato già da qualche mese - abbia raccolto poche attenzioni critiche. Inciso in duo col bravo e sensibile pianista Gianni Lenoci, questo disco è l'esordio della giovane cantante di Gioia del Colle ed è il frutto di un intenso lavoro, più che decennale.

Allieva per sei anni di Gianna Montecalvo, Cinzia ha seguito seminari con cantanti e musicisti di primo piano, da Sheila Jordan a Dave Liebman, da Rachel Gould a Giorgio Gaslini. Con il pianista e compositore milanese ha collaborato a lungo (il recital "Ellington e dintorni") ed ha ampliato poi le collaborazioni professionali, lavorando con la Meridiana Multijazz Orchestra, con Roberto Ottaviano, Gaetano Partiplo, Pino Mazzarano ed altri.

"Il mio messaggio - dice la Eramo - si muove tra logica ed intuizione, tra notazione ed improvvisazione, tra la realizzazione compiuta di un brano ed il suo continuo evolversi creativo, tra una lingua concreta ed una lingua che articola enunciati astratti, dis-articolata, non-significante ma carica di senso emotivo ed emozionale".

Queste interpretazioni di undici famosi standard mostrano l'esigenza della cantante pugliese di confrontarsi con una dimensione vocale non appiattita sui modelli convenzionali: alla valorizzazione delle componenti liriche dei temi si affianca un lavoro di ricerca che ricorda a tratti Shelley Hirsch. Qualcosa può apparire ostico (al gusto comune) e non tutte le scelte - a nostro avviso - sono consone alla sua struttura vocale (pensiamo a Nobody Knows You When You're Down And Out, dove il confronto con Bessie Smith e lo spirito del blues sono penalizzanti) ma i momenti felici non mancano.

È il caso, ad esempio, di Both Sides Now e Overjoyed esaltati dalle belle ombreggiature contralto della voce e dalla sua ricca sensibilità. Ancora pregevole è Slow Hot Wind, per il bel contrasto tra ricerca timbrica e abbandoni lirici; oppure l'accorato Soul Eyes ed il ricercato My Favorite Things.

Al di là di qualche riserva, il disco è un bell'esordio da apprezzare e Cinzia Eramo una vocalist intelligente, da sostenere.