Cinzia Eramo intervistata da Alceste Ayroldi

 

A.A.: Che musica ascolti?
C.E.: In realtà ascolto tanta musica, in questo mi aiutano tanto anche gli allievi!! Mi piace attraversare tutti i linguaggi musicali senza pregiudizi, sicuramente dopo opero delle scelte, ma prima ascolto.

A.A.: La tua vocalist di riferimento…
C.E.: Se devo fare solo un nome rispondo Betty Carter , colei che ha rivoluzionato il linguaggio vocale jazzistico, intervenendo lì dove nessun cantante prima aveva osato. Il suo jazz prevedeva uno svecchiamento generale di tutte quelle componenti ritmiche, timbriche e di insieme, che difficilmente un cantante poteva sovvertire: più di un musicista bebop aveva attuato tale svecchiamento, ma pochi cantanti possedevano il carisma e gli strumenti per farlo. Per esempio, ha sperimentato nuove sillabe scat per improvvisare, naturalmente suggerite dalla sua musica (non a caso era soprannominata Betty Bebop), ha giocato con il tempo andando incontro a dilatazioni e poi ad accelerazioni vertiginose, persino l'armonia viene ridotta ai minimi termini e la voce ricama melodie fluttuanti che se pur note, si stenta a volte a riconoscerle. È stata la prima donna che per garantire la pubblicazione delle proprie produzioni artistiche ha messo su una etichetta discografica nel 1971 la Betcar , oggi la sua erede è Dee Dee Bridgewater . La prima donna talent scout che nel 1993 ha costituito Jazz Ahead Program , per promuovere la formazione e l'inserimento nel circuito newyorchese talenti del calibro di John Hicks , Mulgrew Miller , Dave Holland , Lewis Nash , Greg Hutchinson . Tutta la sua musica, sia quella composta da lei che l'esecuzione stessa degli standards, riflette la sua creatività e la sua voglia di andare oltre. Nessuna sua registrazione può passare inosservata anche a causa degli eccessi nei quali a volte cade, ma è importante rischiare, anche per questo è uno dei miei modelli per eccellenza.

A.A.: Dal tuo lavoro traspare chiaramente la tradizione musicale, seppur opportunamente rivisitata: quanto è importante per te la tradizione?
C.E.: La conoscenza della tradizione è fondamentale se la si vuole attraversare e poi superare. Ho appreso dalla filosofia i tre momenti della dialettica tesi-antitesi-sintesi che in realtà tornano utili nelle scelte di ognuno di noi: alla sintesi, che nella fattispecie sarebbe la mia scelta musicale, ci sono arrivata solo dopo aver conosciuto la tradizione e ciò che le è opposta. " Spontaneous conversation " è mantenimento della tradizione ed insieme il suo superamento.

A.A.: Quanto ritieni sia importante avere visibilità negli Stati Uniti?
C.E.: Ritengo che sia molto importante, per chi come noi vive lontano da quei luoghi e da quelle atmosfere fare almeno un viaggio per assaporare quel qualcosa che né i dischi, né i tanti libri sul jazz possono darci. Poi essere addirittura visibili in America….non riesco neanche ad immaginarlo, sarebbe troppo bello….

A.A.: Sei stata finalista al prestigioso premio nazionale Massimo Urbani nonostante una concorrenza molto forte: quanto hai dovuto lavorare? Che difficoltà hai avuto?
C.E.: È stata una grande sorpresa anche per me, perché non pensavo di farcela, dico questo perché sono arrivata in finale non in concorso con altri cantanti, bensì con dei musicisti. Nella storia del Premio Massimo Urbani è stata la prima volta che un cantante è stato finalista nella sezione musicisti. Una bella responsabilità ed una grande soddisfazione. Sono arrivata nel gruppo dei primi dieci e poi addirittura negli ultimi sei. Mi è stata offerta una borsa di studio per i corsi estivi a Siena Jazz , ma la soddisfazione più grande per me è stata legata al fatto che sono riuscita a trasmettere alla giuria quello che sono, e che voglio che arrivi al pubblico. Queste sono state le parole espresse nel comunicato stampa da parte della giuria: Cantante dalle grandi qualità vocali e dalla tecnica molto personale, si caratterizza per un fraseggio quasi 'sperimentale' che sembra emergere in gruppo come quello di uno strumento. Davvero una voce che 'suona'. Mi riconosco perfettamente. Le difficoltà ed il lavoro non sono ricollegabili solo al periodo precedente il concorso, nel senso che lì ho portato tutto ciò che ho costruito negli anni, c'era sicuramente la voglia di fare bene anche perché era pur sempre un concorso e non una semplice vetrina.

A.A.: Il sogno della tua vita…
C.E.: Lavori in corso………

A.A.: Chi vorresti ringraziare?
C.E.: La persona con cui condivido sogni, aspirazioni, sconfitte e vita quotidiana! Poi la persona che mi ha trasmesso il coraggio di credere in me stessa e in quello che sento, il maestro Giorgio Gaslini .

 

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